Mi piombò addosso un meteorite.
— Dov'è la mamma pezzemmerda.
Ringhia il meteorite, afferrando Giorgio per il bavero del pigiama. È pelato, butterato e con un ghigno da costipato.
Antonio detto Tonino,
settantenne percettore di pensione minima, nell’attuale frangente è sull’incazzato andante, quindi strozza e sbatacchia.
Barbara, sopraggiunta alle sue spalle,
cerca di trattenerlo
mentre pigola:
— Fermati, zio!
La sconosciuta intima:
— Aspetta, papà.
Giorgio,
sforzandosi senza successo di deglutire, balbetta qualcosa a proposito del fatto che lui vuole bene, alla signora, "perché le ricorda tanto sua nonna che purtroppo è morta".
La sconosciuta intercala le argomentazioni dell’aggredito dandogli del pazzo due volte, ma incrementando il volume progressivamente.
Poi gli squaderna in faccia un libro aperto:
— Leggi!
Praticamente appeso al mobile, Giorgio si sforza di leggere, sebbene cominci ad assumere un colorito paonazzo. È la stessa opera che lui stava sfogliando quel pomeriggio: I Racconti delle Fate di Carlo Collodi, aperta alla pagina che reca il titolo La Bella e la Bestia.
La donna spiega:
- Hai assalito mio padre per una stupida rosa!
Giorgio, ormai tendente all’indaco, riesce ancora a rantolare:
— Lo sapevo che non era un sogno: io e te ci conosciamo già!
— Dannato pazzo… sono tua moglie.
L’uomo che sta appeso spalanca occhi e bocca. Barbara saltella istericamente cinguettando che lei è nata sul sole. Bella getta il libro verso la finestra, mancandola di poco, e brandisce in alto la mano sinistra facendo il segno dell’OK. Ha le unghie mangiucchiate.
Il segno dell’OK serve per sorreggere in verticale un petalo, tenuto tra il pollice e l’indice.
Mentre tutti e tre la guardano, sfrega
le dita sbriciolandolo.
Riapre la mano e soffia sui resti, come per fare bolle di sapone.
La donna di cui ero innamorato da bambino (e che avevo scoperto esistere cinque minuti prima) pensava di essere mia moglie. E mi stava alitando in faccia pulviscolo di rosa.
Antonio, allentando leggermente la presa, si volta verso di lei.
— Ma non era morto?
— Come se lo fosse, — gli risponde Bella.
Giorgio continua a fissarla con l’aria di essere sotto ipnosi.
Il padre guarda un po' lui e un po' la figlia, probabilmente domandandosi se debba continuare a strozzare.
Ipotetica ECG di Giorgio Rini
01.06.2025 ore 19:00
Si intromette Barbara: — È il vicino strano, l’ha rapita lui, Giorgio non c'entra! — E fa un saltello.
— Lascialo andare: chiediamo al vicino. — conclude Bella.
— La carrozzina è in terrazza: lui c'entra di sicuro.
— Non lo sappiamo ancora. — replica la figlia.
Tutti vengono distratti da una folata di vento che trasporta qualcosa dentro la stanza:
è un foulard
di seta dorata.
Danza nell’aria,
prima di avvitarsi
e infine posarsi graziosamente al suolo.
La situazione è la seguente:
1) Antonio, indeciso se continuare a strozzare.
2) Giorgio, in punta di piedi e blu di Persia.
3) Barbara, che ancora trattiene zio Tonino; comunicando, in un'unica espressione, un caleidoscopico ventaglio di emozioni che si estendono dall’estasi al raccapriccio.
4) Bella, dietro a tutti, con l’aria molto stanca.
5) Una sciarpetta gialla.
(...continua)
NOTA DELL'AUTORE
Putroppo questa storia non esiste: hai infatti letto tutto quello che sono riuscito a fare fin'ora. Ce la sto mettendo tutta, ma questo purtroppo non basta.
Anche se sbatto la braccia come un forsennato ogni giorno, non volerò mai.
È semplicemente ridicolo, ma non ho scelta: mi stanno addosso.
- Ragazzi, andiamo... perché proprio me?
Non lo avete ancora capito, che non sono capace? C'ho provato, no? Da quanto ci conosciamo, ormai? Ho ripassato la grammatica, ho seguito corsi, ho imparato Photoshop, ho disegnato almeno venti galline e non penso ad altro che a voi e alle vostre storie tutto il tempo da anni ma lo vedete anche voi, il risultato: un fumetto che si legge in dieci minuti e che stento io stesso a capire perché non sono capace!
Loro mi fissano.
Mi fissano in silenzio.
Schiaccio la faccia sul cuscino, tiro il lenzuolo sopra la testa ma mi rimangono davanti anche se ho gli occhi chiusi.
Allora mi sporgo verso un interruttore e scarabocchio un appunto per migliorare quella frase stucchevole. Mi sdraio di nuovo, massaggio i piedi un po' freddi e vedo uno di loro di fronte a me che fa un gesto. Dondolo in un'improbabile posizione da yogi con in mano un piede e prometto che domani la disegnerò in una posa migliore.
E così, con la persevaranza della disperazione, mentre sono passati i secoli e gli eoni, ho tirato su la manciata di pagine che hai appena letto.
Ma andrò avanti finché crepo.
A voglia, cercare di spiegare come mai, come mai non farò altro che scrivere quest'unica storia, che disegnare quest'unica storia; a voglia, cercare di spiegare che mi stanno addosso, che non mi mollano mai, che anche in questo momento mi guardano in silenzio facendomi piangere dentro perché purtroppo li amo e quindi non ho altra scelta che continuare a sbattere le braccia, ogni giorno che avrò, più forte che posso.
INIZIO
IL PETALO
STRANEZZA n.1
ROSA
VIOLA
L'OSPITE
IL RICORDO
MANI CHIUSE
STRANEZZA n.2