Il cellulare di Rosa sta squillando:
un rettangolo azzurrastro brilla
sul tavolino da notte.
Giorgio risponde e spiega a Viola, la nipote di Rosa, che si è permesso di prendere la chiamata perché sua nonna sta dormendo.
Lei gli domanda se ha sentito urlare qualcuno, poco prima.
— Penso di essere stato io.
— È successo qualcosa?
— Una cosa straordinaria! Ti posso raccontare?
Viola lo invita a salire.
L’uomo lascia il cellulare in grembo all'anziana, addormentata davanti al finestrone aperto, e torna nella propria camera.
Volevo riflettere sull’apparizione: capire cosa era successo e perché provavo un insolito tepore nella pancia...
Ipotetica ECG di Giorgio Rini
01.06.2025 ore 17:00
Parlarne con qualcuno mi avrebbe potuto aiutare, ma conoscevo Viola solo di vista.
Scribacchia qualcosa
su un foglietto,
si dà una pettinata allo specchio, sistema il bavero del pigiama e si dirige verso il vestibolo. Cerca tasche che non possiede, esita un attimo, poi spalanca la porta blindata e la ferma con il portaombrelli affinché non si richiuda.
Sale al piano superiore,
dove Viola lo attende sull’uscio.
La nipote di Rosa studia per il dottorato, ha dei lineamenti di una bellezza eterea:
la pelle diafana, lunghi capelli neri, occhi grandi ed espressivi.
Quando vede
il quarantenne
giungere in pigiama
e pantofole, trattiene a stento una risata.
L’uomo si scusa: — Sono io che ho urlato, svegliando tua nonna.
— Non ti preocc…
— Perché mi è successa una cosa bellissima, ma non-non so se raccontarla: è davvero insolita.
— Sai che noia, la vita, altrimenti!
Giorgio si accarezza la nuca e accenna a come si trova bene in campagna; spiega che adora leggere alla finestra e che ama molto le fiabe; poi le racconta del petalo trovato nel libro e del sogno che si è ricordato. Lei lo ascolta annuendo incoraggiante; allora Giorgio, con un timido sorriso, le confida la visione.
— Era lì fuori. So che è impossibile, eppure era lì, sospesa in aria.
Barbara viene tradita da un'espressione incredula, che subito dissimula sotto l’entusiasmo.
— Magari hai visto un angelo! Ti ricordi com'era?
— Non credo. Aveva gli occhi neri, ma così profondi…
— Che età avrà avuto?
— Non so, direi sui vent'anni.
— Poi?
Mi ha guardato per un momento ed è subito scomparsa. Allora l’ho chiamata, gridando dalla finestra.
— Ecco cos'era, l’urlo che ho sentito.
— Sì. Sono convinto che si chiami Bella perché il petalo era su quella parola.
— Bella? Dici sul serio?
Un tonfo sordo proviene dall’appartamento. Senza voltarsi, la donna commenta che un tronco del camino deve essere
scivolato fuori.
Giorgio rimane interdetto, ma prosegue.
Spiega che Rosa lo ha chiamato perché aveva sete, che lui l’ha fatta accomodare sulla sedia, al sole davanti alla finestra, e che ha iniziato a leggerle la Bibbia.
Ma quando racconta che, per non farle prendere troppa aria, le ha infilato la cupoletta di vetro in testa, Viola lancia un gemito e con uno scatto si precipita di sotto.
Stupefatto, Giorgio la insegue, perdendo una pantofola per le scale.
Quando entra nella stanza di Rosa, vede Viola di spalle fissare fuori, oltre la finestra.
Seguendo il suo sguardo,
nota la sedia a rotelle, che ora
si trova nel centro della terrazza.
Vuota.
Il cellulare è al suolo, poco più avanti.
Un foulard dorato sta volando in aria, trasportato dal vento.
La nipote corre verso il cornicione, guarda di sotto e si copre la bocca. I lunghi capelli vengono agitati da una folata di vento.
Giorgio non osa uscire: — Che… che…
La donna si volta sconvolta
e afferra il cellulare da terra.
In preda al panico, Giorgio scappa nella propria stanza, perdendo nella foga anche l’altra pantofola. Si infila le scarpe saltellando, getta in uno zainetto il telefonino, il portafoglio e le chiavi.
Vaga per la stanza
tirandosi i capelli
e poi esce di colpo.
Vede Viola in cucina, che tiene ancora il cellulare all’orecchio. Si fissano per un istante, prima che lui si precipiti fuori dall’appartamento.
Saltando giù per le scale, sente che lei gli grida dietro qualcosa. Piomba nel pianerottolo, apre il portoncino ma, varcata la soglia, fa un balzo indietro: i gradini dell’ingresso sono costellati di frammenti scintillanti.
Si fa ombra con una mano e avanza più cauto. Giunto all’ultimo scalino si ferma di nuovo e perlustra il cortile, guardando da entrambi i lati.
Per terra, di fronte a lui, i vetri più grandi conservano ancora la forma concava della campana e, ai piedi del muro, giace una vecchia ciabatta rovesciata.
Il cortile è silenzioso; si estende per pochi metri fino al casale di fronte; il pavimento di acciottolato medievale termina lì.
Oltre,
comincia la terra battuta
di una specie di aia,
su cui razzolano
due gallinelle.
Sulla destra si va verso i campi, passando davanti a macchine agricole arrugginite.
Sulla sinistra,
si intravede
un vecchio pozzo di pietra.
Nonostante il sole,
la mica della pavimentazione si punteggia
dei grossi goccioloni che precedono
i temporali estivi.
Tra il rumore della pioggia che adesso scroscia, Giorgio sente qualcuno chiamarlo:
Viola si staglia contro le nubi,
facendogli segno di tornare.
Giorgio si gratta la nuca e rientra sconcertato.
Sale le scale pensoso. Fatta la prima rampa, getta un'occhiata al pianerottolo, poi prosegue.
Sull’ingresso del suo appartamento c'è Viola, che lo tira dentro e chiude la porta blindata.
Ansimano entrambi:
la donna incrocia
le braccia per coprire la maglietta bagnata,
mentre lui è in pigiama
e scarpe da tennis,
con uno zainetto
scolastico in spalla.
Si sorridono
a disagio.
Mi imbarazza ricordare quell’episodio.
Da cosa cercavo di scappare:
dalla realtà?
— Mi-mi sono fatto prendere dal panico.
— Non si è buttata: di sotto c'era solo la campana.
— Anche la sua ciabatta, credo.
— Dove?
— Ai piedi del muro, vicino ai vetri.
— Oddio.
— Ma dove può essere andata… stava dormendo!
La donna scuote la testa e comincia a scrivere sul cellulare con due mani; ogni tanto squadra Giorgio, alternando sguardi ilari e angosciati: nota i suoi capelli arruffati, il buffo pigiama e lo zaino da liceale.
— La cerchiamo con mia mamma: sarà qui a minuti. Dove hai lasciato, la nonna, quando sei salito? — gli domanda.
— Sulla carrozzina davanti alla porta a vetri aperta, tanto lei veniva protetta dalla camp…
Lo interrompe a metà con un cenno della mano e torna nella stanza di Rosa. Lui la segue. Viola esce in terrazza e guarda in alto, proteggendosi il viso dalla pioggia.
Il suo torso è esile,
fasciato dalla maglietta bagnata
che aderisce alla pelle.
Chiama con voce allegra,
esaminando la tettoia.
— Nonna, è pronto il tè con i biscotti,
vieni?
Rientra scuotendo la testa e chiude i battenti. Giorgio, in ginocchio, sbircia sotto il letto, per poi rialzarsi senza entusiasmo.
— Ho già guardato io; in casa non c'è.
— Di-di sotto?
— Non c'è, non c'è, abb… ho cercato dappertutto! — dichiara la ragazza con tono angosciato.
— Nella mia stanza?
— Non serve.
— Vado a controllare.
— No, aspetta! — lo trattiene per un braccio e si frappone tra lui e la porta, accostandola usando le spalle.
— Ma torno subito…
La donna replica a raffica: — Ti immagini mia nonna che si butta a terra e striscia a passo di leopardo per andare a infilarsi nel tuo armadio?
— Tu hai appena guardato sul tetto!
— Perché in terrazza c'è la scala, ma lei non risponde, non sente… sarà svenuta!
Viola ha il respiro affannato e la sua voce termina stridula. Giorgio è interdetto, poi si avvicina e le tocca il braccio gentilmente. Lei gli prende la mano e, sforzandosi di fare respiri più profondi, riflette: — Al piano di sotto abita un vecchio un po' strano, tu avevi lasciato la porta spalancata, vedrai che non è successo niente.
— Allora chiediamo…
— Ci andiamo con mia madre, sarà qui a momenti. Noi, prima, dobbiamo parlare di una cosa. — La ragazza lo esorta con tono suadente e, continuando a tenerlo per mano, si siede sul letto della nonna, invitandolo al proprio fianco.
Viola sembra uscita da una fiaba.
Indossa una maglia pervinca ornata di pizzi rosa antico, adesso quasi trasparente per via dell’acqua. La gonna di paillette amaranto sottolinea con riflessi cangianti le sue gambe sottili. La vita è stretta da una fascia in tinta lavanda, ornata da perline che disegnano mezze lune e stelle. Calza ballerine color malva, con i laccetti annodati alle bacchette magiche di due piccole fate.
Giorgio ondeggia sulle gambe, impaziente di agire, poi si siede. La ragazza lo rimprovera materna: — Come ti è venuto in mente, di infilarle una campana in testa!
— Mi sentivo strano. Volevo proteggerla.
L'uomo si nasconde la bocca e emette due piccoli ruttini.
Ipotetica ECG di Giorgio Rini
01.06.2025 ore 17:30
— Stai bene?
— Scusa. Sì, un po' di esofagite, mi succede spesso.
— Ti vado a prendere un bicchiere.
— Meglio che non bevo. Sto bene, davvero, ci sono abituato.
— Come vuoi, ma mi dici perché hai usato la campana?
— Perché poteva vedere fuori, credo… No, non lo so, il perché.
Barbara si piega in avanti per scrutarlo dritto negli occhi.
— Veramente non lo sai?
Dall’appartamento proviene il rumore di qualcosa di duro che rotola in terra. Per un momento i due si guardano meravigliati.
Giorgio scatta in piedi, ma lei lo precede davanti alla porta. Lui fa il gesto di scansarla: — È lei, è di là!
Viola protesta: — Non è così, fidati, devo prima spiegarti una cosa!
Si fronteggiano sfiorandosi, poi l’uomo sbotta: — Rosa è ne-nella mia stanza, FAMMI USCIRE!
La ragazza distoglie lo sguardo, alza le mani e si fa da parte.
L’uomo sguscia fuori e si affretta verso la propria camera.
Entra con decisione ma si pietrifica sulla soglia: dentro c'è una sconosciuta che sta leggendo.
— Bella! — mormora sbigottito.
La donna alza lo sguardo
e lo fissa tristemente.