Non mi raccapezzavo: ero tornato nella mia stanza convinto di trovare Rosa e invece, al suo posto, c'era una donna mai vista, ma che ero convinto di conoscere.
Un'altra allucinazione?

L'OSPITE

Indirizza una breve occhiata oltre le spalle dell'uomo, facendo un
cenno di assenso.

Giorgio percepisce un lieve tocco sul braccio e, voltandosi, intravede Barbara uscire.

L'uomo lascia cadere lo zaino, mentre ode la porta venire chiusa alle sue spalle.
Le nubi cominciano a diradarsi; noncuranti del fenomeno, le ultime gocce di pioggia tintinnano sui vetri. La sconosciuta riprende la lettura, come se fosse da sola.

Dimostra
cinquant'anni,

è di bassa statura

e sovrappeso.

Sul pavimento,
accanto alla bocca
del focolare, c'è un grosso
ceppo di legno d'olmo.

Quando si era voltata, le avevo di nuovo intravisto gli occhi. Ragionavo febbrilmente per capire come era possibile che, se era la donna che mi era apparsa nel cielo dieci minuti prima, adesso avesse più anni di me. La pancia mi diceva di sì: nella mia stanza c'era Bella.

L'ospite posa il libro
sulla balaustra del camino,

si sfila l’impermeabile

e lo getta sul letto.

Si dirige alla finestra zoppicando,
la apre e accosta i battenti;

abbagli silenziosi,
durante il gioco delle vetrate,
falciano lo spazio di
avveniristiche geometrie.

Ritorna accanto al camino con un'andatura paradossale: sbilenca ma priva di incertezza.

Riprende il libro in mano.
Indossa una tuta e una maglietta a girocollo, entrambe nere.

Scappano le ultime nuvole
e la misteriosa presenza, davanti alla finestra,
si staglia in controluce.

Una nonna che scompare, un sogno che mi appare e poi viene a trovarmi: gli avvenimenti di quel pomeriggio mi frullavano in testa come colibrì in una voliera. Avrei tanto voluto avere il tempo di aggiornare il mio elenco delle possibili spiegazioni.
— Ti chiami Bella, vero? - chiesi imbarazzandomi; per la futile ragione che, quella donna, non era affatto bella.

Capelli corti e pesanti.

Labbra asciutte, naso importante e occhi

che danno la sensazione di una vita faticosa.

Giorgio nota che ha le occhiaie

e le sopracciglia sono trascurate.

Che non indossa collane né orecchini.
Che non ha trucco né rossetto.

E che i suoi occhi sono neri.

Reggendo il libro in una mano, la donna tende l’altra davanti a sé con il palmo in alto, lasciando intuire che nasconde qualcosa tra le dita. Ha un solo anello.
Nero.

Si spalanca il cielo terso che segue gli acquazzoni estivi: bronzeo splendore, si rovescia lentamente sul parquet.
Lei non sorride e non risponde.

Scendendo e sfavillando, il sole si insinua tra le sue gambe; allaga la stanza; avvolge in una raggiante parusia tutto il corpo della sconosciuta.

Che si staglia, ferma, in piedi, a braccio teso, mostrando una mano chiusa.

Antica icona in foglie d'oro, incoronata di luce: abbaglia intensamente nera.

La luce mi stava abbagliando, e forse fu per questo che un altro frammento del sogno mi tornò in mente, improvviso come un flash: infatti, anche la ragazza che avevo sognato da bambino, prima di andarsene, tendeva un braccio verso di me, nascondendo qualcosa nella mano, nella stessa posa di questa sconosciuta.
Ebbi un brivido lungo la schiena: e se non fosse stato un sogno?
In quel momento ricordai.