Questo libro nasce dalle ceneri del rapporto tra me e un mio amico, ed è finito male. Sia il libro che il rapporto che l’amico. (Per la cronaca, io mi identificavo in Viola e il mio amico in Fiammetta.) Dopo che lui ci lasciò, ho deciso di fare rivivere il suo sogno grazie all’aiuto - anonimo - della madre.
Ma se tu sei una persona contenta, che vive bene e non è attirata dall’oscurità interiore, non ti consiglio di leggerlo perché è stato scritto per chi ha già visto il nulla: per anestetizzare l’orrore estetizzandolo.
Una volta credevo in Dio.
Era per me una presenza interiore amorevole che mi accompagnava ogni momento come un bambino ai primi passi; finché, sotto a un gelido cielo notturno, tra le montagne del Trentino, lasciato di piantone a un biblioteca chiusa, dopo aver passato tre giorni da solo realizzai che ero veramente solo, e che presto o tardi sarei morto, insieme a chi amavo e al resto dell’umanità.
Da dietro i vetri, contemplavo con triste meraviglia il baluginare di stelle lontane anni luce, indifferenti al mio tormento di vedere il nulla attendermi a un passo oltre la finestra. Da quella notte mi porto nel cuore un buco grosso come una palla di cannone, dove prima avevo Dio, che nessun amore umano potrà mai colmare. Almeno, però, sono diventato immune alle illusioni: l'Ade, la reincarnazione o qualunque Aldilà, l'avvento del regno del proletariato, la memoria dei vivi, l'eterno ritorno del tempo o le transumanistiche sorti e progressive non ci salveranno.
Soltanto l'arte.
Non perché i manufatti provenienti dall'immaginazione abbiano di per sé un qualcosa di metafisicamente divino (o demonico), ma perché fanno eruttare ciò che abbiamo nel profondo di noi, alla sorgente delle emozioni: voglia di vivere, paura di soffrire, odio del male, disperato bisogno di rompere il muro della materia e abbracciare altre anime. Amare ed essere amati intimamente.
Però... agli scettici e ai nichilisti quale il sottoscritto, l'arte stufa e annoia se fantastica del trionfo del bene o relega il male negli altri... preda di insonnia e attacchi di panico, ma in possesso delle chiavi di una biblioteca comunale, abbandonai la finestra e sentii di nuovo il cuore scaldarsi leggendo Cervantes, Leopardi, Dostojesky, Kafka, Nietzsche, Virginia Woolf, Primo Levi, Sartre, Camus, Marguerite Duras, Kundera, Ernesto Sabato e Camille Paglia: loro mi hanno preso per mano e non mi hanno più lasciato. Perché non negano la verità della vita, ma la mostrano estetizzata.
Vorrei riuscirci anch'io.
Trama
Due famiglie, due linee di sangue: il sangue della colpa e il sangue della vendetta. Rosa nasce nel Sud Italia negli anni Trenta e costruisce la sua vita sulla ribelle fuga dal suo destino, ma ciò che si è lasciata alle spalle lo porta dentro di sé e lo trasmette ai figli. Suo figlio Nino cresce dentro quella frattura: un uomo segnato da un abuso, da una conversione troppo radicale e da un male che non smette di rigenerarsi.
Quando un lutto lo lascia solo con una neonata, Fiammetta, Nino precipita in un equilibrio oscuro. È in quel momento che una figura esterna si avvicina, Crizia, legata a una famiglia potente, che gli sussurra una promessa: “Vi proteggo io”.
Da quel gesto nasce un sodalizio che attraverserà decenni senza risolversi, fino a esplodere tra le mani della ignara generazione che si muove nel presente.
Viola, lucida e inquieta, vorrebbe essere felice senza compiere il male. Fiammetta, rabbiosa e incapace, non vorrebbe soccombere, ma è una perdente destinata a diventare, suo malgrado, il cuore tragico della storia. Celeste, seducente narcisista, vuole conquistare l'anima facendone un oggetto inanimato. Giorgio vive nei sogni come se la vita fosse sempre domani. Intorno a loro, segreti di famiglia, legami ambigui e strutture di potere fuoriescono lentamente come da tombe che si dischiudono: il destino dei personaggi non viene dalle loro scelte, ma da forze antiche. Tra quotidianità e vertigine morale, i personaggi vivono dentro illusioni necessarie finché la realtà li costringe a scegliere: diventare ciò che aborrono o perdere sé stessi.
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